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CASI DENUNCIATI

467

VITTIME

Se sei a conoscenza di un caso che non è stato segnalato o vuoi aggiungere nuove informazioni a quelle già pubblicate, puoi scriverci all’indirizzo email [email protected]

Si ricorda che la presunzione di innocenza vale per chiunque fino a una eventuale condanna in via definitiva, cioè, sino all’esito del terzo grado di giudizio emesso dalla Corte Suprema di Cassazione

Il database di Left che documenta i casi di violenza su minori nella Chiesa cattolica italiana è il primo in Italia realizzato da una testata giornalistica

LA PEDOFILIA NELLA CHIESA CATTOLICA. I CASI ITALIANI

L’archivio è andato online venerdì 18 febbraio 2022 con i primi 61 casi censiti (tra sacerdoti denunciati o condannati in via definitiva), e 182 vittime (presunte/accertate). Tuttavia – fermo restando che la presunzione di innocenza vale per chiunque fino alla eventuale condanna definitiva – sono oltre 300 le vicende sottoposte a verifica e in via di pubblicazione.

L’archivio, curato dal giornalista Federico Tulli, e inizialmente realizzato in collaborazione con Rete L’Abuso onlus, si basa essenzialmente su documenti, testimonianze originali e fonti di stampa.

La violenza di un adulto su un bambino è definita da psichiatri e psicoterapeuti «un omicidio psichico», tuttavia il nostro Paese è l’unico al mondo in cui la Chiesa e le istituzioni laiche (Governo, Parlamento) non hanno mai voluto realizzare un’inchiesta su scala nazionale per far luce su un fenomeno criminale che purtroppo è diffuso in tutta la Penisola quanto meno da decenni.

Da tempo noi di Left chiediamo di eliminare l’articolo 4.4 del Concordato con la Chiesa e che sia istituita una commissione parlamentare d’inchiesta sulla pedofilia nella Chiesa italiana come quella importantissima, già attiva, sul femminicidio. Ma il nostro appello fino a oggi è rimasto incredibilmente senza riscontro.

Vogliamo pertanto sopperire a questa grave mancanza di informazioni con il nostro archivio online. Una mancanza che è anche una inaccettabile disattenzione da parte della politica e delle istituzioni nei confronti della sicurezza e della salute psicofisica dei bambini.

Realizzato lavorando su fonti originali, su fonti d’agenzia e giornalistiche, il database indica, laddove è possibile renderlo noto, il nome del sacerdote denunciato/condannato, il reato contestato, il numero conosciuto delle vittime, l’anno in cui è stato compiuto il reato contestato, la data in cui il caso è divenuto noto, la diocesi di appartenenza, l’eventuale sanzione canonica subita dall’ecclesiastico.

Un contatore terrà aggiornato il conteggio dei sacerdoti coinvolti e delle loro vittime, mentre una parte del sito sarà dedicata all’archiviazione delle fonti giornalistiche e dei documenti che certificano la denuncia, l’inchiesta, l’eventuale iter processuale e l’eventuale condanna in via definitiva del reo.

L’obiettivo è fornire all’opinione pubblica un quadro d’insieme della situazione italiana per fare pressione sulla politica e le istituzioni affinché pongano in essere tutte le misure necessarie per prevenire ulteriori violenze – la pedofilia è notoriamente un crimine seriale – e per garantire tutta la necessaria assistenza psicologica alle vittime.

L’archivio sarà quindi corredato anche da inchieste, interviste, analisi e riflessioni con il contributo di esperti di varie discipline per spiegare con linguaggio chiaro e divulgativo cosa è la pedofilia, in particolare quella di matrice ecclesiastica, chi è il pedofilo, quali sono le conseguenze per la vittima, cosa fare nel caso in cui si venga a conoscenza di una presunta violenza subita da un bambino, a chi rivolgersi e a chi NON rivolgersi per denunciare.

E poi ancora, sempre a titolo di esempio, racconteremo in che modo il Concordato con la Chiesa cattolica interferisce con l’azione penale della magistratura e faremo il punto sull’applicazione della Convenzione di Lanzarote e sulle violazioni contestate all’Italia dall’Onu in merito alla Convenzione sulla tutela dell’infanzia e dell’adolescenza.di eliminare l’articolo 4.4 del Concordato

Persino la Spagna nelle ultime settimane ha preso atto dell’impossibilità di continuare a negare l’orrore, grazie soprattutto all’input di una poderosa indagine del quotidiano El Pais che ha preso le mosse, non a caso, dalla realizzazione di un database pubblicato sul proprio sito. Le inchieste che negli scorsi mesi hanno scosso la Francia e la Germania sono giunte a un risultato analogo a quello cui sono giunte tutte le indagini di questo tipo realizzate negli ultimi 15 anni nel mondo in quasi tutti i Paesi a forte presenza cattolica: Irlanda, Stati Uniti, Australia, Belgio, Olanda solo per citarne alcuni.

È stato infatti accertato la pedofilia è un fenomeno endemico nella Chiesa cattolica e che solo affrontandolo a volto scoperto, senza sotterfugi, senza secondi fini, solo con l’obiettivo di far luce definitivamente e avendo chiaramente presente cosa comporti per un bambino essere stuprato da un adulto di cui è stato indotto a fidarsi, si può iniziare a pensare di poterlo sradicare da un ambiente che per decenni, o forse per secoli, ha pensato prima di tutto a preservare l’immagine pubblica dell’istituzione religiosa da scandali che difficilmente avrebbe saputo giustificare.

È il nostro giornalista Federico Tulli, autore di numerose inchieste su Left e di diversi libri sul tema a curare questo database, avvalendosi di testimonianze dirette, di documenti originali, di fonti giornalistiche, della collaborazione di esperti in varie discipline – avvocati, psichiatri, psicoterapeuti, storici, magistrati, psicologi – e,  fino al 27 ottobre 2022, della collaborazione dell’unica onlus esistente in Italia che si occupa della tutela dei diritti delle vittime e dei sopravvissuti a stupri di matrice ecclesiastica – Rete L’Abuso. È grazie al prezioso archivio dell’associazione fondata da Francesco Zanardi nel 2010 se oggi esiste una prima mappatura dei crimini pedofili nelle diocesi italiane dalla quale emerge che sono almeno 300 i sacerdoti denunciati negli ultimi 20 anni. È nostra ferma intenzione andare fino in fondo a queste storie e verificare se ce ne siano altre, cosa che purtroppo sappiamo già di non poter escludere.

Se sei a conoscenza di un caso che non è stato segnalato o vuoi aggiungere nuove informazioni a quelle già pubblicate, puoi scriverci all’indirizzo email [email protected]