Sono documentati

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CASI DENUNCIATI

332

VITTIME

Se sei a conoscenza di un caso che non è stato segnalato o vuoi aggiungere nuove informazioni a quelle già pubblicate, puoi scriverci all’indirizzo email [email protected]

Si ricorda che la presunzione di innocenza vale per chiunque fino a una eventuale condanna in via definitiva, cioè, sino all’esito del terzo grado di giudizio emesso dalla Corte Suprema di Cassazione

Il database di Left che documenta i casi di violenza su minori nella Chiesa cattolica italiana è il primo in Italia realizzato da una testata giornalistica

LA PEDOFILIA NELLA CHIESA CATTOLICA. I CASI ITALIANI

L’archivio è andato online venerdì 18 febbraio 2022 con i primi 61 casi censiti (tra sacerdoti denunciati o condannati in via definitiva), e 182 vittime (presunte/accertate). Tuttavia – fermo restando che la presunzione di innocenza vale per chiunque fino alla eventuale condanna definitiva – sono oltre 300 le vicende sottoposte a verifica e in via di pubblicazione.

A cura di Federico Tulli, con la collaborazione di Rete L’Abuso

La violenza di un adulto su un bambino è definita da psichiatri e psicoterapeuti «un omicidio psichico», tuttavia il nostro Paese è l’unico al mondo in cui la Chiesa e le istituzioni laiche (Governo, Parlamento) non hanno mai voluto realizzare un’inchiesta su scala nazionale per far luce su un fenomeno criminale che purtroppo è diffuso in tutta la Penisola quanto meno da decenni.

Da tempo noi di Left chiediamo che sia istituita una commissione parlamentare d’inchiesta sulla pedofilia nella Chiesa italiana come quella importantissima, già attiva, sul femminicidio. Ma il nostro appello fino a oggi è rimasto incredibilmente senza riscontro.

Vogliamo pertanto sopperire a questa grave mancanza di informazioni con il nostro archivio online. Una mancanza che è anche una inaccettabile disattenzione da parte della politica e delle istituzioni nei confronti della sicurezza e della salute psicofisica dei bambini.

Realizzato lavorando su fonti originali, su fonti d’agenzia e giornalistiche, il database indica, laddove è possibile renderlo noto, il nome del sacerdote denunciato/condannato, il reato contestato, il numero conosciuto delle vittime, l’anno in cui è stato compiuto il reato contestato, la data in cui il caso è divenuto noto, la diocesi di appartenenza, l’eventuale sanzione canonica subita dall’ecclesiastico.

Un contatore terrà aggiornato il conteggio dei sacerdoti coinvolti e delle loro vittime, mentre una parte del sito sarà dedicata all’archiviazione delle fonti giornalistiche e dei documenti che certificano la denuncia, l’inchiesta, l’eventuale iter processuale e l’eventuale condanna in via definitiva del reo.

L’obiettivo è fornire all’opinione pubblica un quadro d’insieme della situazione italiana per fare pressione sulla politica e le istituzioni affinché pongano in essere tutte le misure necessarie per prevenire ulteriori violenze – la pedofilia è notoriamente un crimine seriale – e per garantire tutta la necessaria assistenza psicologica alle vittime.

L’archivio sarà quindi corredato anche da inchieste, interviste, analisi e riflessioni con il contributo di esperti di varie discipline per spiegare con linguaggio chiaro e divulgativo cosa è la pedofilia, in particolare quella di matrice ecclesiastica, chi è il pedofilo, quali sono le conseguenze per la vittima, cosa fare nel caso in cui si venga a conoscenza di una presunta violenza subita da un bambino, a chi rivolgersi e a chi NON rivolgersi per denunciare.

E poi ancora, sempre a titolo di esempio, racconteremo in che modo il Concordato con la Chiesa cattolica interferisce con l’azione penale della magistratura e faremo il punto sull’applicazione della Convenzione di Lanzarote e sulle violazioni contestate all’Italia dall’Onu in merito alla Convenzione sulla tutela dell’infanzia e dell’adolescenza.

Persino la Spagna nelle ultime settimane ha preso atto dell’impossibilità di continuare a negare l’orrore, grazie soprattutto all’input di una poderosa indagine del quotidiano El Pais che ha preso le mosse, non a caso, dalla realizzazione di un database pubblicato sul proprio sito. Le inchieste che negli scorsi mesi hanno scosso la Francia e la Germania sono giunte a un risultato analogo a quello cui sono giunte tutte le indagini di questo tipo realizzate negli ultimi 15 anni nel mondo in quasi tutti i Paesi a forte presenza cattolica: Irlanda, Stati Uniti, Australia, Belgio, Olanda solo per citarne alcuni.

È stato infatti accertato la pedofilia è un fenomeno endemico nella Chiesa cattolica e che solo affrontandolo a volto scoperto, senza sotterfugi, senza secondi fini, solo con l’obiettivo di far luce definitivamente e avendo chiaramente presente cosa comporti per un bambino essere stuprato da un adulto di cui è stato indotto a fidarsi, si può iniziare a pensare di poterlo sradicare da un ambiente che per decenni, o forse per secoli, ha pensato prima di tutto a preservare l’immagine pubblica dell’istituzione religiosa da scandali che difficilmente avrebbe saputo giustificare.

Sarà il nostro giornalista Federico Tulli, autore di numerose inchieste su Left e di diversi libri sul tema a curare questo database, avvalendosi di testimonianze dirette, di documenti originali, di fonti giornalistiche, della collaborazione di esperti in varie discipline – avvocati, psichiatri, psicoterapeuti, storici, magistrati, psicologi – e della collaborazione dell’unica onlus esistente in Italia che si occupa della tutela dei diritti delle vittime e dei sopravvissuti a stupri di matrice ecclesiastica – Rete L’Abuso. È grazie al prezioso archivio dell’associazione fondata da Francesco Zanardi nel 2010 se oggi esiste una prima mappatura dei crimini pedofili nelle diocesi italiane dalla quale emerge che sono almeno 300 i sacerdoti denunciati negli ultimi 20 anni. È nostra ferma intenzione andare fino in fondo a queste storie e verificare se ce ne siano altre, cosa che purtroppo sappiamo già di non poter escludere.

Se sei a conoscenza di un caso che non è stato segnalato o vuoi aggiungere nuove informazioni a quelle già pubblicate, puoi scriverci all’indirizzo email [email protected]